Chi Maitreya?

Il nome di Maitreya deriva dal sanscrito maitri, e significa "amore universale".

Il Bodhisattva Maitreyasanscrito मैत्रेय, tibetano Byams-pa — è il nome del prossimo Buddha nell'escatologia buddhista, un bodhisattva che molti buddhisti credono comparirà sulla terra, otterrà l'illuminazione completa, e insegnerà il puro dharma. Il Bodhisattva Maitreya sarà il successore di Gautama Buddha, ed è destinato ad essere re del mondo, unendo tutti i fedeli delle varie scuole. La profezia della venuta di Maitreya è presente nella letteratura canonica di tutte le confessioni buddhiste (Theravāda, Mahāyāna, Tantrayana, Navayana, Purnayana, Triyana e Vajrayāna) ed è accettata dalla maggioranza dei buddhisti come un dato di fatto, un evento che prima o poi avverrà.

Apocalisse 12:5
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono.

Thus I have heard:
      At one time the Buddha was staying in the kingdom of Magadha, near the Pāśa Mountain, where past Buddhas subdued the māras. It was during the summer meditation retreat, when the Buddha was doing walking meditation on the mountaintop with Śāriputra, that He spoke in verse:

"Hearken Single-mindedly!
In radiant great samādhi,
The one with unsurpassed virtue
Will rightfully appear in the world.
That one will pronounce
the wondrous Dharma,
And all will be infused with it,
Like the thirsty drinking the sweet nectar.
All will swiftly set off on the Liberation Path."

http://daitangvietnam.com/Sutr​as/Sutras36.htm

Namo the Full Moon!
Prātimokṣa (波羅提木叉), belonging in the Vinaya section of the Buddhist Canon, is the body of precepts observed by Buddhist monks and nuns. Prāti means toward or severally, and mokṣa means liberation. Observance of the precepts is one's foremost training toward liberation. Recitation of the precepts in a Buddhist monastery is mandatory on the poṣadha days (布薩日), the new moon and full moon days.
http://daitangvietnam.com/Sutr​as/glossary.html#namo







































L'interesse del mondo occulto a presentare il proprio maitreya è enorme, basta vedere cosa sta succedendo in Cina, nel tibet. la presunzione di avere dalla  propria parte il monopolio spirituale del mondo è molto pericolosa, nella storia del secolo scorso in Europa c'è stata una corsa alle verità spirituali che hanno portato conseguenze terribili, sia di natura economica che fisiche, molti eventi di quell'epoca sono iniziati nel mondo occulto. 

ognuno ha il suo Cristo  solo uno è the wondrous Dharma,

La venuta di Maitreya

segni molto simili a quelli del vangelo

La venuta di Maitreya avverrà quando gli insegnamenti di Siddhartha Gautama, il Dharma, non saranno più tramandati e saranno stati completamente dimenticati; Maitreya otterrà il Bodhi in sette giorni (è il tempo minimo), in virtù delle sue molte vite spese in preparazione della sua santità (simile a quanto riportato nelle storie Jataka dello Shakyamuni Buddha).

La venuta di Maitreya sarà caratterizzata da un certo numero di avvenimenti straordinari.

Stefano ci fa notare la similitudine con la lingua albanese ( arbëresh ) - Martrì = Testimone .... Martrìa = Testimonianza

Maitri nome tibetano di ->Maitreya
Il concetto di maitri sottolinea pertanto questo amore verso il prossimo, dato dalla coscienza del dolore universale.Il nome di -> Maitreya (il Buddha futuro, che sancirà la fine dei tempi), deriva proprio da maitri.
 
Tratto dal  Dizionario del  Buddhismo
Garzanti Editore  s.p.a.,1994
a cura di Vittorio Sirtori.
Ârya-bhadra-kalpika-nama-mahâyâna-sûtra
Premessa.
Nella consultazione di molti testi ho incontrato una difficoltà di interpretazione, perchè la traduzione dalle lingue originali, nella maggior parte dei casi risulta senza forza (chi ha scritto non aveva gran che da dire, oppure l'opera è stata deformata e alterata) e quindi non definisce efficacemente il pensiero dell'autore.
Il riferimento alle fonti risulta spesso inadeguato e incompleto ed anche io mi sono trovato nelle condizioni di utilizzare alcune espressioni senza poterne verificare la provenienza, perciò tutti dovrebbero incominciare a chiedersi se una tale quantità di opere deve essere catalogata bene e se è ora di incominciare a inserire in rete anche il concetto di qualità oltre che di quantità.
Concedetemi qualche espressione:
Molti dicono: ma in sostanza non dicono niente, oppure dicono tutto e il contrario di tutto, che equivale a niente.
Consiglio di porre attenzione nella traduzione, poichè è ormai eccessiva la quantità di parole e nomi tradotti erroneamente da una lingua all'altra con grande noncuranza, come se non fosse di alcuna importanza, mentre comprendiamo che questo atteggiamento può portare a incomprensioni e ad errori che ci allontanano dalla verità.
A me e a tutti consiglio di darsi una calmata e di riflettere su chi siamo, cosa siamo, cosa vogliamo, etc.. etc..
Con profondo rispetto mi accingo a trattare l'argomento (sicuramente molto più serio delle argomentazioni qui citate) utilizzando al meglio le cognizioni e le conoscenze a mia disposizione, che sono modeste.
L' esperienza dei sogni, spesso, mi fa riflettere su che cos'è la nostra casa e dove si trova, in quale luogo, in quale spazio, in quale tempo e in quale dimensione. Quì, e davanti agli abissi, e al vuoto infinito, si può tentare di comprendere il timore dei Santi e dei profeti d'innanzi al mistero di Dio.

Le riflessioni di oggi, alla luce degli scritti e degli avvenimenti di ieri

Diverse presenze e personaggi storici hanno profetizzato sulla venuta di una persona in questo mondo. Non è facile capire quando ciò accadrà, ma essi ne parlano.

Da lungo tempo la Sua venuta è prevista nelle più importanti religioni. I Cristiani lo conoscono come il Cristo e aspettano il Suo imminente ritorno. Gli ebrei lo aspettano come il Messia; gli Indù attendono il ritorno di Krishna; i Buddisti lo aspettano come Maitreya Budda; i Musulmani aspettano l'Imam Mahdi.

( I Madhi = il Grande -> nella lingua Arbërist per gli Arbëresh. Lingua che corrisponde all'Aramaico antico ).

la profezia attribuita a Gotama Buddha parla di «un Buddha chiamato Maitreya, il Buddha della fratellanza universale», Che si sarebbe levato nella pienezza dei tempi a rivelare «la Sua illimitata gloria».

Pur  essendo vaste le citazioni su Maitreya, nella ricerca che ho svolto in internet ho trovato pochi testi che trattano queste profezie, mentre molti asseriscono che riferimenti su questo personaggio si ritrovano nei seguenti trattati:
Maitreya è il nome del Buddha che deve ancora venire e che avrebbe rivelato ad Asanga (il fratello di Vasubandhu) i testi sacri chiamati Sutralankara e Madhyantavibhanga...
Cakkavatti-Sihanada Suttanta 75.25-26; trad. in Rhys-Davids, 1921: 73
Lakkhana Suttanta 144, trad. in Rhys-Davids, 1921: 138].
sutra mahayana, Maitreya
Il presente kalpa è denominato bhadra-kalpa, l’eone fortunato, l’Era Aurea nella quale appariranno mille Buddha. Sâkyamuni è il quarto e lo seguirà Maitreya Buddha. Questa tradizione è riportata in un sûtra che reca il seguente titolo: Ârya-bhadra-kalpika-nama-mahâyâna-sûtra.

MAITREYA: l’idea che prima di Sakyamuni esistessero altri buddha era diffusa già da qualche secolo prima di Cristo. Si prevedeva anche l’arrivo di altri Buddha, fra cui Maitreya, e questo nel buddhismo in generale.
I nomi di queste divinità sono spesso tratti da tradizioni pre-buddhiste e rivelano la capacità del buddhismo di inculturarsi assorbendo le divinità delle religioni precedenti.

Uno dei più antichi riferimenti a Maitreya è un testo sanscrito, il Maitreyavyākarana (Profezia di Maitreya), che racconta di come Dei, uomini e tutti gli esseri viventi si prostreranno a Maitreya e:

"perderanno i loro dubbi, e i torrenti delle loro passioni saranno spezzati: liberi da ogni miseria riusciranno a superare l'oceano del divenire; e, grazie agli insegnamenti di Maitreya, condurranno una vita santa. Mai più guarderanno qualcosa come loro, non avranno proprietà, né oro né argento, né casa, né parenti! Ma condurranno la vita santa di castità sotto la guida di Maitreya. Avranno strappato la rete delle passioni, riusciranno a meditare, e per loro ci sarà un'abbondanza di gioia e felicità, perché condurranno una vita santa sotto la guida di Maitreya."

Altre citazioni si ritrovano anche in rete, senza citare le fonti:

"Or verrà un tempo, o monaci, in cui sorgerà un "Buddha" (l'Illuminato) chiamato "Maitreya" (il Benevolo), un santo dotato di sapienza nella condotta, che conoscerà l'universo,  un incomparabile guidatore degli uomini che sono domati, un maestro di angeli e di mortali, un Buddha benedetto. Tutto quello che avrà conosciuto per le sue cognizioni supreme farà noto a questo universo coi suoi angeli, demoni o arcangeli, ed alla razza dei filosofi e dei bramini, principi e popoli. Egli predicherà la sua religione, gloriosa nell'origine, gloriosa nello svolgimento, gloriosa nella fine, nello spirito e nella lettera. Egli proclamerà una vita religiosa, interamente perfetta e perfettamente pura".

Il Bhagavad-Gita degli Indù si riferisce al «Più Grande Spirito», «decimo Avatar», «immacolata Manifestazione di Krishna».

CAPITOLO IV
7. "o Bharata, ogni volta che la virtù (dharma) declina e il vizio (adharma) predomina, Io M'incarno come un Avatar.
8. "Di era in era Io appaio in forma visibile per proteggere i virtuosi, distruggere chi fa il male e ristabilire la giustizia.
Sri Caitania ci parla di misericordia
La misericordia dei loro piedi di loto è il mio maestro spirituale e le mie parole sono i miei discepoli che ho fatto danzare in diversi modi.

[Matteo 9:13] Gesù dice misericordia ho chiesto non vendetta.

Gesù Cristo dice Che verrà il «Consolatore, lo Spirito Santo»,
[Giovanni 16: 8] E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio.
[
Giovanni 16: 13] Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future

Si rivela particolare anche l’avvenimento del 1844 in Persia (attuale Iran) dove un giovane mercante, soprannominato in seguito il Bab (ovvero "la porta"), aveva annunciato la venuta del grande educatore universale tanto atteso.

Questo riformatore - ispiratore del cosiddetto Babismo - avversato dal "clero" islamico sciita, venne martirizzato assieme ai suoi discepoli. Il suo corpo fu trasportato sul monte Carmelo sotto la direzione di Bahá'u'lláh, e occultato al fine di sottrarlo allo scempio dei suoi nemici.

Secondo la Bibbia il Monte Carmelo è conosciuto come luogo di residenza del profeta Elia. Qui egli sfidò un gruppo di profeti del dio Baal e li vinse (cfr. 1 Re 18,17-40).Nel XIII secolo d.C. un gruppo di monaci cristiani vi si ritirò iniziando una vita di contemplazione: da questi monaci nacque l'Ordine del Carmelo.

Negli anni ottanta si svolgevano a Roma corsi di yoga  che si chiamavano fratellanza universale

Stefano  ci rivela alcune connessioni di Krishna ed il consolatore del vangelo:

Luca 1:78 Per le viscere della misericordia dell'Iddio nostro, Per le quali l'Oriente da alto, ci ha visitati,

Matteo 24:27 Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo.(ed.C.E.I.)

Matteo 24:27 Perciocchè, siccome il lampo esce di Levante, ed apparisce fino in Ponente, tale ancora sarà la venuta del Figliuol dell'uomo.(ed. Diodati)

le vie del signore sono ..etc misterium

Chi leggerà questo articolo potrebbe pensare che si sta parlando di esagerazioni.
Queste espressioni non le diciamo noi, ma stanno scritte  nei testi che tutti conoscete e in citazioni, che sicuramente, qualche volta avrete udito o letto.
Quindi sono le profezie e la letteratura di tutto il pianeta.
Nell’Apocalisse si dice che il suo nome è la parola di Dio ed è Re dei Re e Signore dei Signori e ancora “Io sono l'Alfa e l'Omega, il principio, e la fine... che è, che era e che ha da venire, l'Onnipotente" (Apocalisse 1:8).

Intanto a scanso di equivoci ,vi chiedo di non confondermi con questa persona, io non sono questa persona, non sono il Messia, ne alcun chè, solo un uomo semplice che osserva.
Una cosa la voglio dire a tutti coloro che si spacciano per quest’uomo di Dio, e cioè, che prima di proclamarsi per tale maestro, di riflettere attentamente, anche  e  perché si dice che:

Matteo 12:32 A chiunque parlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.

Oltre a tutto ciò e sicuramente, appropriarsi di tale identità implica una responsabilità e un peso, che non potrebbe portare un altro.
Osserviamo in continuazione l'apparire e scomparire di personaggi di ogni genere che si proclamano, e di fatto non sono in grado di insegnare niente.
Ricordiamoci che stiamo parlando del Budda della fratellanza universale e del più grande educatore, oltre che, di colui che è in grado di guidarci nella verità tutta intera.
Io mi permetto di citare un passo tratto dalle upanisad:

In verità è superiore per parola colui che è superiore per verità.

Quindi, ognuno, e da sé, può e potrà verificare il vero e il falso,  perchè siamo dopo Christo (2000 anni) e perché siamo tutti consapevoli e responsabili.

Per avere un idea di come i popoli si stanno preparando a questo avvenimento citiamo alcuni passi della cultura ebraica che ci parla di cos’è il Messia, dai quali si può tentare di comprendere perché i buddisti lo chiamano maestro di angeli e di mortali, gli indù il più grande spirito, mentre Gesù stesso lo indica come lo spirito della verità che guiderà alla verità tutta intera.

Che Cos'è Mashìach?  

Mashìach significa "Messia". Questa parola ha una sua storia ed evoluzione. La fonte è il termine ebraico Mashìach, discusso nella Torà scritta e orale. Perciò, per comprendere precisamente chi e che cosa possa essere il redentore definitivo, occorre considerare le fonti tradizionali ebraiche che riferiscono su Mashìach.

Con l'avvento delle religioni monoteistiche, sono stati tratti dall'ebraismo testi e concetti, fin da subito alterati. Tra queste idee si ritrova la fede di base in un uomo divino, scelto da Dio per condurre l'umanità verso un'era di Paradiso Terrestre. Ora ci proponiamo di presentare Mashìach dalla prospettiva dell'ebraismo, prima fra tutte in ordine cronologico. In altre parole, dalla Tradizione del Sinai.

Secondo l'ebraismo, in ogni generazione c'è un individuo fine che ha il potenziale per essere Mashìach9, il redentore del popolo ebraico e di tutta l'umanità. Questo potenziale Mashìach è la guida della sua generazione10. Quando il tempo matura, inizia un processo necessario di accettazione sia rabbinica che pubblica di questa guida11, e in seguito a questo, il redentore potenziale diventa redentore effettivo, il Mashìach. Colui che completa il processo di Redenzione universale dando inizio ad un mondo di bene eterno.

Ovviamente, non tutti sono idonei ad essere Mashìach. I candidati a questo compito devono possedere alcune caratteristiche, certo. Ma quali?


UNO GIUSTO

Un essere umano. Mashìach non può essere un angelo, un'anima incorporea o una forza spirituale. Egli deve essere una persona, nata da padre e madre in carne ed ossa12. Infatti, chiunque affermi che Mashìach non è una persona, nega tutta la Torà13. Un Mashìach umano è necessario poiché l'intero scopo della Creazione è coniugare il regno spirituale e quello fisico14.

Un uomo. Mashìach non può essere una donna15. Ovunque è definito un re e non una regina, sia nelle profezie, sia nella Legge ebraica16.

Un ebreo. Mashìach deve essere nato ebreo17. Mashìach è un re, e nella Torà è chiaro che qualunque sovrano del popolo ebraico deve essere nato da una madre ebrea o convertita secondo la Legge ebraica, ovvero l'Halachà18.

Dalla Casa di Davìd. I termini "ebreo" ed "ebraismo" derivano entrambi dalla parola ebraica Yehudì, ovvero discendente di Yehudà, quarto figlio di Ya'akòv. Mashìach deve essere quindi membro della tribù di Yehudà, in cui l'appartenenza avviene secondo la discendenza paterna. Inoltre, nell'ambito di questa stirpe, deve essere un discendente del Re Davìd, attraverso suo figlio, Salomone19.

Uno studioso. Mashìach deve essere competente in ogni ambito della Torà. Questo significa che, come minimo, deve conoscere a memoria tutti i 24 libri della Bibbia ebraica (5 di Moshè e 19 Profeti), tutto il Talmùd babilonese e di Gerusalemme, tutti i commentari anteriori e posteriori, i codici di legge e la casistica legale, le opere classiche e derivate della Kabbalà, nonché tutte le principali opere filosofiche, etiche e chassidiche. Tutto ciò equivale a circa 1000 consistenti volumi d'informazione ovvero - per chi non se ne intende di libri - circa 10 gigabytes!

Maimonide scrive20 che, oltre alla conoscenza dei libri, l'intelligenza di Mashìach supererà quella di Re Salomone, suo avo, il cui genio eccezionale è noto ancora oggi.

Uno tzaddìk. Mashìach deve essere uno tzaddìk, un individuo retto, una persona che adempie ai 613 precetti della Torà21, non facendo alcun male né con l'azione, né con la parola, ma neppure con il pensiero22. Ovviamente ci sono poche persone di questo calibro in qualsiasi epoca, ma in ogni generazione ce n'è sempre qualcuna23.

Il vero tzaddìk, nonostante abbia qualità eccellenti e consegua risultati eccellenti, non indossa quella boria e vanità che solitamente ricoprono le persone di grande calibro. Egli è eccezionalmente e autenticamente umile. Come Moshè che, pur essendo l'unico a parlare con Dio, riconosceva che se i suoi poteri divini fossero stati conferiti a qualcun altro, questa ipotetica persona li avrebbe magari utilizzati meglio di lui.

Per di più, generalmente lo tzaddìk è in grado di compiere miracoli24, e le sue benedizioni e le sue preghiere rimangono celebri, poiché assicurano guarigione, ricchezza e buoni rapporti.

Una guida. Una guida generazionale ebraica (Nasì) è spesso definita pastore del suo gregge: infatti, Ya’akòv, Moshé e Davìd hanno tutti iniziato come veri e propri pastori prima di assumere responsabilità comunitarie. Una delle prime qualificazioni a leader di Moshé venne in risalto quando ogni volta che veniva smarrita una pecora, andava lui personalmente a cercarla, prendendola in braccio e la riportandola così al gregge.

Una guida generazionale deve considerare le esigenze comuni e quelle individuali, altrettanto importanti. La guida generazionale ebraica non è mai un politico: se le azioni necessarie sono impopolari, egli procede ugualmente nel suo programma fino ad ottenerne l'accettazione. Più profondamente, è un'anima generale che ingloba, ravviva e sente le anime di tutti gli ebrei della propria generazione. Il legame tra il Nasì e i suoi contemporanei non è un legame tra due entità distinte; essi formano, anzi, un unico corpo: tutti, donne, uomini e bambini, sono organi individuali che ricevono vitalità e nutrimento dal Nasì, che è il cuore25.

Un Profeta. Mashìach avrà il potere della profezia anche prima della Redenzione26. Un profeta è colui che riceve messaggi dal Creatore e li trasmette come ordinato. Un profeta deve dare validità al proprio messaggio predicendo accuratamente e dettagliatamente eventi futuri imprevedibili. Quando un profeta è accettato come veritiero, la legge della Torà ci proibisce di dubitare di lui27.

Un Re. Il concetto di regalità è avvincente oggi come succede da migliaia di anni, da Giulio Cesare alla principessa Diana. Ma pensare che un paese moderno o addirittura il mondo intero possa essere oggi sotto il completo controllo di una persona è a dir poco spaventoso. Molti potrebbero chiedersi: perché dovremmo volere una monarchia dittatoriale e considerarla un'utopia? Non si tratta di un passo indietro rispetto alla democrazia?

Innanzitutto, bisogna comprendere che il concetto di monarca nell'ebraismo è completamente diverso dall'equivalente secolare. Mashìach non è un despota autoritario che tiene unicamente alla propria gloria, o alla soddisfazione dei propri capricci e desideri.

Un re deve, in misura maggiore di chiunque altro, attenersi alla Torà scritta e orale; deve portare con sé un rotolo di Torà in ogni momento, per ricordare sempre che deve rispondere all'Onnipotente, che c'è sempre Qualcuno sopra la sua testa. Un re è sottoposto a più restrizioni che un uomo comune, in termini dei beni che può possedere28. Inoltre, un re deve essere la persona più umile del proprio regno; è l'unica persona che ha l'obbligo di rimanere inchinato durante tutte le preghiere recitate in silenzio29.

Si potrebbe controbattere che ci sono stati re ebrei che si sono comportati in modo diverso; ma è accaduto perché volevano contravvenire alla Torà, e non per assecondarla. Mashìach, invece, sarà ciò che un monarca dovrebbe essere.

Questa è un'idea che sembra completamente estranea alla mente moderna, anche perché, sebbene le nostre società democratiche sono lungi dall'essere perfette, sappiamo di non aver ancora trovato un sistema migliore.

Ma quali caratteristiche ha l'ordine sociale qua idealizzato? Dovrebbe soddisfare ogni esigenza; essere privo di punizioni, in quanto non c'è desiderio di infrangere le leggi. Tutto dovrebbe essere disponibile, non dovrebbe esserci corruzione.

Anche se il leader dovesse occasionalmente ordinarci di fare qualcosa d'incomprensibile, ci piacerebbe vivere in un sistema di questo tipo, essendo noi sicuri che ciò che lui fa è nel nostro bene e interesse.

Effettivamente, un tale sistema esiste anche adesso all'interno di alcuni segmenti della società. Citiamo un esempio: i genitori. Quando un genitore dimostra interesse, calore, e devozione nei confronti dei propri figli, essi danno ascolto anche a ciò che non vorrebbero fare. I figli sono consapevoli che un genitore dice loro di fare o non una determinata cosa, non per interesse personale, ma per amore e preoccupazione nei loro confronti.

L' IDENTIKIT DI MASHÌACH

Vivo o morto. Mashìach può fare parte dei vivi o dei defunti30. In ogni caso, sarà la guida della generazione in cui avviene la Redenzione31. Se sembra che Mashìach sia morto, si tratta di un'illusione, poiché, in effetti, la sua vita è eterna32, nell'anima e nel corpo, e soltanto può sembrare che sia morto33.

L'autorevole cabalista Rabbì Chaim Vitàl, il più importante discepolo di Rabbì Yitzchàk Luria - detto Arizàl - commenta questa situazione: "Il Re Mashìach è certamente uno tzaddìk umano, nato da genitori umani. Un giorno, tuttavia, quando la rettitudine da lui ottenuta sarà ampiamente diffusa grazie ai suoi atti virtuosi, egli meriterà di ricevere l'anima di Mashìach. In questo giorno, nell'ora della Fine dell'Esilio, l'anima di Mashìach scenderà dal Giardino dell'Eden ed entrerà nel corpo dello tzaddìk. In questo modo, egli diventerà Mashìach. Lo stesso è accaduto al nostro maestro, Moshé: un essere umano nato naturalmente, ma anche eccellente in eminenza spirituale, fino a perfezionare la parte d'anima che possedeva. Di conseguenza, durante l'episodio del roveto ardente, la sua anima è stata completata… ed egli ha meritato di essere il redentore…"

"Così come il nostro maestro Moshé salì - corpo e anima - in cielo e vi rimase quaranta giorni …allo stesso modo Mashìach, con l'aiuto dell'Onnipotente, meriterà di ottenere una anima elevata. Allora, comprenderà di essere effettivamente Mashìach, sebbene nessun altro se ne renderà conto. È questo il segreto cui allude lo Zohàr: "Mashìach sarà manifesto, eppure nessuno lo percepirà"34.

"Poco dopo, Mashìach sarà nascosto, corpo e anima… Allora, Mashìach salirà in cielo, così come Moshé salì nel firmamento; e in seguito si rivelerà completamente a tutti. Tutto il popolo ebraico lo sentirà e accorrerà verso di lui"35.

Divinità rivelata. La persona che porta la rivelazione di Dio in questo mondo è egli stesso una rivelazione divina. Si tratta di un concetto sottile: infatti, Mashìach è una persona, Dio non lo è. Tuttavia, Dio ha creato il mondo in modo tale che alcune persone servano ad incanalare la divinità qua da noi: una di loro è Mashìach.

Le qualità divine non appartengono esclusivamente a Mashìach, ma si ritrovano in ogni guida generazionale ebraica, a partire da Moshé36. Infatti, a proposito di Moshé, le Scritture affermano "uomo di Dio"37 e "Ti ho reso Dio per il Faraone" ( ? )38. Analogamente, Rabbì Shìmon Bar Yòchai, autore dello Zohàr, afferma39: "Chi è il volto del Signore, Dio? È Rabbì Shìmon Bar Yòchai".

Questa equivalenza è ulteriormente enfatizzata nei testi chassidici40, in cui Moshé e altre guide delle generazioni vengono esaltate con espressioni normalmente riservate al Creatore. Secondo un'antica massima dei Chassidìm di Slònim, addirittura, tutto ciò che una persona semplice immagina come grandezza di Dio, non è paragonabile neppure ad un Rebbe.

Cosa significa questa affermazione?!? È importante comprendere che tutti questi termini non costituiscono affatto una deificazione di queste guide, che Dio ce ne scampi! L'ebraismo riconosce un solo Dio ( ? ), e non si tratta di un essere umano. Dio non è fisico, né spirituale; la Sua essenza trascende entrambe queste qualità. L'essenza di Dio non ha alcun tipo di forma41.

La realtà è che questi individui raffinati fungono da tramite e da collegamento diretto tra l'uomo e Dio, come afferma Moshé: "Io mi trovo tra voi e Dio"42.

Chiedere il loro aiuto significa chiedere l'aiuto di Dio, e ricevere la loro benedizione equivale a ricevere la benedizione di Dio. Quando gli ebrei dichiarano due volte al giorno l'unità di Dio nello Shemà Yìsrael, citano Moshé, il quale dà la pioggia e provvede a fornire foraggio per il bestiame43: tutto questo appare strano, specialmente perché l'ebraismo costituisce la forma più rigida di monoteismo. Ma c’è una spiegazione: non bisogna dimenticare, infatti che la guida generazionale è totalmente nulla di fronte a Dio. Il popolo, a sua volta, trae vita e nutrimento dalla guida della generazione44.

Certificato kashèr. Mashìach deve essere kashèr. Questo non significa che egli mangi solo cibo kashèr… sebbene anche questo sia vero. Kashèr significa adatto o valido secondo la Legge ebraica. Per stabilire se qualcuno sia adatto ad essere Mashìach, le autorità legali ebraiche sono obbligate a seguire la Legge della Torà. Se il candidato passa lo scrutinio dei rabbini, si tratta dell'uomo giusto, o, perlomeno, possiamo ritenerlo Mashìach potenziale, in attesa che un esame successivo deliberi definitivamente al riguardo, senza ombra di dubbio.

"Leggi dei Re" di Maimonide è l'unico trattato giuridico ebraico in materia d'identità di Mashìach e dei criteri cui egli deve rispondere. Quanto segue è la descrizione offerta da Maimonide circa la guida ebraica qualificata ad essere Re Mashìach: "Se sorgerà un re dalla Casa di Davìd, che si occupi egli di Torà e sia impegnato nell'osservanza dei comandamenti come prescritto dalla legge scritta e orale, come lo era suo avo Davìd, e spingerà tutto Israele a camminare sulla via della Torà e riparerà le brecce nella sua osservanza e combatterà le guerre di Dio, allora questi è potenzialmente Mashìach. Se ha fatto ciò con successo ed è stato vittorioso sulle nazioni che lo circondano, e costruirà il Tempio nel suo luogo radunando i dispersi d'Israele, allora sarà defi nitivamente Mashìach. Ed egli perfezionerà il mondo affinché serva Dio con uno scopo…"45.

Quando il livello di consenso è sufficiente, Mashìach può terminare l'opera di miglioramento del mondo. Ma l'accettazione può prendere tempo: Re Davìd fu re per sette anni solo a Hebron prima di regnare a Gerusalemme, su tutta la nazione ebraica. Naturalmente, noi speriamo e preghiamo che, nel nostro caso, il processo d'accettazione non sia lungo e che la società sia pronta adesso.

Questo che vi ho innanzi citato è una parte del pensiero ebraico

Penso che ci sia altro ancora, ma ho voluto inserire queste pubblicazioni per farvi notare, che il Messia deve Essere diciamo <<Parecchio>>, scusatemi per la mia povertà e capacità di espressione, ma e tutto ciò che ho, e come vedete ben poca cosa, anche e perché, come vi ho detto, non essendo il Messia, non è ne mio compito ne mia capacità essere ciò che non sono.

Vorrei aggiungere qualche cosa.

Secondo me, e mi viene da pensare che:

il Messia dev’essere un profondo conoscitore di se stesso. E, se tale è, è anche capace di parlare con Dio, essendo figlio di Dio,  quindi capace di parlare tutte le lingue e quindi in grado di parlare a tutti gli elementi.

Dico questo, perché se dovrà essere il più grande educatore e dovrà insegnare anche agli angeli; viene normale pensare anche a ciò.

Benchè esistano critiche molto più robuste della mia, sulla concezione ebraica del messia, vorrei fare un osservazione:

Il pensiero ebraico deve regolare i conti con il proprio passato. Da ciò che abbiamo letto emerge che, almeno, in questi scritti esso compie un errore, e cioè quello di non essere coerente con la propria scrittura e tradizione, poiché risulta chiaro, che ha rifiutato una parte importante della propria profezia, peccando, come minimo di difetto di memoria.

Mi riferisco al fatto che la stessa testimonianza della profezia ebraica dice che:

Malachia profetizò che Elia sarebbe tornato prima del giorno del Signore.

Una profezia adempiuta in Giovanni il Battista.

Mal 4:5, °Mt 11:13-14; 17:10-12; °Mar6:15;° Lu1:17 °ma vedi anche Gv 1:21,25

Elia apparve anche con Mosè alla trasfigurazione di Gesù come rappresentante dei profeti Mt 17:3-4.°

Voglio parlarvi con le parole dei filosofi, che si trovano in rete e che da seri ricercatori affrontano con impegno la strada della conoscenza:

Ricordate il viaggio di Elia? Sapete che Elia è il profeta di Dio, EliJa, “Dio è Dio”. Elia ha una sola cosa da dire al mondo, che Dio è Dio, e che l’uomo non è Dio. Elia fugge verso il deserto, è stanco. Com’è umano questo profeta di Dio che non ce la fa più. Dice: “Signore, voglio morire… sono stanco”. Riceve un pane che gli consentirà di camminare quaranta giorni  e quaranta notti verso il monte, l’Oreb (Sinai) – lo sappiamo.Sul monte santo Elia conosce Dio. Come? Non nel vento, non nel fuoco, non nel terremoto, ma: “nella brezza” (I Re 19,12)? Il testo ebraico dice chiaramente che Elia conosce dio “nella voce del silenzio”: Dio è l’inafferrabile, Dio si fa conoscere non in una voce rassicurante ma in una voce che tace, in un silenzio, in un alito che passa senza lasciarsi catturare. Ecco quello che corrisponde, come icona biblica, alla ricerca del Dio possibile. Dio puoi cominciare a conoscerlo nello spazio dell’invocazione, non in quello del ragionamento indiscreto, non in quello della cattura presuntuosa. E badate bene: questa non è devozione, questa è filosofia, questo è pensiero.

Come dice il profeta Elia Dio è Dio.

Non voglio dire che il mondo ebraico non sia in grado di riconoscere il Messia, ma deve prima imparare a rispettare i propri profeti e ciò che essi dicono, altrimenti farà un buco nell’acqua.

Allo stesso modo invito tutte le altre confessioni a riflettere attentamente, e a non essere ipocriti, poichè sta scritto che:

Matteo 12:32 A chiunque parlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.


Domenico Stamati

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